Alessandro Moroni, dirigente del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, a parlato a ROM-E delle iniziative per accelerare il rinnovamento del parco auto italiano e la transizione energetica
L'Italia sta affrontando una transizione verso l'elettrico che probabilmente va un po' più a rilento rispetto ad altri paesi europei. Cosa possiamo fare, cosa già si sta facendo per favorirla?
Stiamo ponendo una grandissima attenzione al processo di transizione, con particolare focus sugli impatti che sta avendo sull'industria. Perché è vero sì, bisogna fare targhe, bisogna immatricolare, ma dall'altro lato bisogna garantire la competitività e l'indipendenza strategica della nostra industria. Perché una crisi globale impatta fortemente anche la nostra filiera: se non si vendono macchine, non si producono macchine in Germania, anche la nostra filiera che esporta 5 miliardi di euro in Germania andrebbe in sofferenza. Per questo abbiamo predisposto il DPCM dello scorso 10 giugno dove abbiamo destinato per il prossimo quinquennio – quindi garantendo un ampio lasso temporale alle aziende per poter programmare i propri investimenti – un miliardo e 350 milioni. Il 70% dei quali è destinato alle aziende, con mini contratti di sviluppo ed accordi per l'innovazione mirati specificatamente alla transizione verso le nuove tecnologie. Il 30% rimanente invece è stato dedicato a iniziative specifiche per la domanda, per cercare di accelerare la trasformazione del parco, ma allo stesso tempo per garantire l'infrastrutturazione del territorio con le infrastrutture di ricarica ad uso privato, ed anche con una misura sperimentale nuova, del noleggio a lungo termine sociale. Dove contiamo di andare a fare un primo pilotaggio, un primo passaggio sperimentale, cercando di dare alle famiglie a più basso reddito la possibilità di sostituire il proprio veicolo accedendo a una modalità di acquisto differente: non di possesso di veicolo, ma di utilizzo. Questo ci consente da un lato di svecchiare un parco che è molto vetusto, dall'altro di promuovere anche delle forme di mobilità diverse da quella tradizionale del possesso.
L'altra grande sfida, oltre a quella della transizione verso l'elettrico, è anche il rinnovamento del parco circolante che è uno dei più vecchi d'Europa.
È esattamente quello che stavamo dicendo. In passato abbiamo operato con dei bonus prevalentemente dedicati alla domanda, oggi vediamo la priorità nel sostenere la nostra industria, nel far sì che possa continuare a lavorare e produrre per avere le risorse necessarie da reinvestire nella transizione. Non scordiamoci quelli che sono i rischi anche degli impatti occupazionali di una crisi globale, impatti occupazionali che poi si porterebbero dietro una contrazione dei consumi e anche la mancata sostituzione di un parco. Perché, ovviamente, se uno purtroppo si dovesse trovare in una situazione di non avere più reddito, altro che 12 anni di obsolescenza media di un veicolo. Quindi andremo ad operare dal lato della filiera per garantire la sua competitività sui mercati globali e la sua indipendenza strategica rispetto a pressioni esterne che sta ricevendo al momento attuale. E dall'altro lato andremo comunque a fare delle azioni mirate, come abbiamo fatto col DPCM sui veicoli commerciali, sui retrofit, sulle due ruote, sui quadricicli leggeri e con il noleggio sociale a lungo termine.
