Dietro i tre progetti, solo tre fra i molti già gestiti quest’anno, c’è Echo Labs, impresa sociale senza scopo di lucro fondata da FERCAM nel 2021 e dal 2024 partecipata anche da DACHSER. La materia prima non manca: ogni giorno la filiera logistica impiega materiali ad uso singolo, come pallet e casse per il trasporto di opere d’arte, che nella falegnameria romana dell’impresa sociale vengono smontati e rilavorati fino a diventare arredi, installazioni e oggetti nuovi. Alla base c’è l’upcycling, l’idea di trasformare ciò che rischia di essere scartato in prodotti con funzioni diverse e un ciclo di vita più lungo. Il Tavolo di tutti è nato al Pigneto, in piazza Copernico, durante Open House Roma 2026. Per due giornate di fine maggio abitanti del quartiere, famiglie e associazioni hanno lavorato accanto ai falegnami per costruire un grande piano circolare, dipinto con i diciassette colori dell’Agenda 2030. Il laboratorio, gratuito e aperto a tutti, è stato promosso da AMKA insieme allo studio SonoFrankie, con il supporto del Municipio V e della Cooperativa Termini, all’interno del programma nazionale Coltiva il Futuro coordinato da Project for People.

L’arredo è rimasto in piazza a titolo permanente e a giugno un secondo esemplare è stato inaugurato al Parco delle Stelle, nel quartiere San Lorenzo. Al Mezzago Park, alle porte di Milano, il recupero è approdato invece ad un’area industriale. Echo Labs ha lavorato con Mileway, maggiore gestore europeo di immobili per la logistica dell’ultimo miglio, per attrezzare una zona di socialità con tavoli da pic-nic, sedute e una casetta per il book-sharing. Un hub di transito guadagna così un posto dove fermarsi, funzione che in questo tipo di strutture raramente trova altrimenti spazio. A Cremona, il 22 settembre, il Polo territoriale del Politecnico di Milano ha inaugurato The Living Wall, una parete idroponica che ospita piante locali coltivate senza terra, nella sala studio della biblioteca. Nata da un’idea degli studenti di Agricultural Engineering e cresciuta nel programma Passion in Action, l’opera funziona come un living lab, con una rete di sensori che misura temperatura, umidità, qualità dell’aria e livello dell’acqua e invia poi i dati in cloud. Accanto ad Aquaponic Design, che ha firmato il sistema idroponico, e a Progetto Aura per l’illuminazione, Echo Labs ha curato il design circolare con elementi in legno ricondizionato e materiali biobased. Al taglio del nastro la rettrice Donatella Sciuto ha letto la parete come la prova che la formazione non termina con l’aula, ma può andare ben oltre.

È questo intreccio tra materiali, competenze e territori a definire il modello. Ogni intervento nasce da un percorso di co-progettazione con chi quel luogo lo abita o lo gestisce, siano aziende, università, scuole, enti locali, terzo settore. Echo Labs porta la falegnameria e il coordinamento delle parti, il progetto prende forma insieme, e proprio per questo può essere poi anche ripreso e adattato in contesti diversi. Cambiano le piazze, i partner, le persone coinvolte. Resta l’idea che il valore di un materiale si misuri in quello che riesce a generare una volta rimesso in circolo. Il secondo pilastro su cui si basa il lavoro di Echo Labs è l’inclusione, poiché la falegnameria nasce come luogo di formazione, sviluppo di competenze e inserimento professionale, in particolare per persone rifugiate e in condizioni di vulnerabilità, con percorsi dedicati e attività sulla salute e sicurezza sul lavoro. Nel 2026 è così arrivato per il quarto anno consecutivo il logo “Welcome. Working for Refugee Integration”, il riconoscimento che l’Agenzia ONU per i Rifugiati assegna alle imprese che aprono percorsi di lavoro a rifugiati e richiedenti asilo.

Nella falegnameria la differenza tra recuperare e riciclare è sostanziale. Riciclare significa distruggere l’asse per recuperarne la materia; qui le assi restano intere e conservano la lavorazione già ricevuta, insieme all’energia e al lavoro che le hanno prodotte. Ogni elemento rimesso in circolo è anche legno vergine che non serve tagliare. E lo mostrano anche i dati. Nel primo semestre del 2026 Echo Labs ha recuperato 4.317 kg di legno ed evitato 17,8 tonnellate di CO2 equivalente, secondo la metodologia Resense. Numeri che raccontano la dimensione ambientale di un progetto che, allo stesso tempo, costruisce competenze, relazioni e nuove funzioni per gli spazi. Il passo successivo riguarderà i locali stessi della falegnameria, con la previsione del trasferimento in una sede più ampia nel quadrante Est di Roma, con macchinari più grandi e una linea per smontare i pallet. In cinque anni la falegnameria è passata da esperimento di un’impresa logistica a interlocutore di operatori immobiliari europei, atenei, multinazionali e amministrazioni pubbliche. E la squadra Echo Labs è sicura che progetti ancora più sorprendenti sono proprio dietro l’angolo.