La guida autonoma a Milano entra in una nuova fase con l'avvio dei test su strada aperta di veicoli di livello 4 e 5. Un passaggio importante per una tecnologia destinata, almeno nelle intenzioni, a cambiare profondamente la mobilità urbana.

Non si parla soltanto di robotaxi: tra le applicazioni allo studio figurano anche navette verso ospedali, scuole e luoghi culturali, pensate in particolare per anziani, persone con disabilità e altre categorie fragili. Ma la crescente capacità tecnologica delle automobili apre un secondo fronte: che cosa succede ai dati raccolti durante ogni viaggio?

Guida autonoma, perché i dati diventano centrali

Un'auto capace di muoversi senza l'intervento diretto del conducente deve necessariamente osservare ciò che accade intorno a sé. Sensori, telecamere e sistemi digitali elaborano continuamente informazioni necessarie al funzionamento del veicolo.

Secondo Francesco Conti, avvocato e Partner di Solving intervistato da Adnkronos, il problema giuridico va però oltre le regole relative alla circolazione. «Questi veicoli non solo raccoglieranno in modo continuo dati di geolocalizzazione, immagini e informazioni sui passeggeri, spesso pazienti o minori, ma saranno anche in grado di dedurre molti altri dati, quali abitudini di vita o addirittura eventuali patologie più o meno croniche», sottolinea Conti.

È proprio questo uno degli aspetti più delicati. La quantità di informazioni potenzialmente generata da un veicolo autonomo può essere enorme, soprattutto quando il servizio interessa strutture sanitarie, scuole oppure utenti vulnerabili.

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Privacy e sicurezza, la sfida non può fermare l'innovazione

L'automobile è già oggi un oggetto sempre più connesso. Con la guida autonoma questo processo compie un ulteriore salto e rende indispensabile stabilire con precisione chi raccoglie i dati, per quale motivo, per quanto tempo vengono conservati e chi ne è responsabile.

Conti richiama infatti la necessità di «una molto solida e dettagliata valutazione d'impatto sulla protezione dei dati, una base giuridica solida, criteri di minimizzazione e una chiara individuazione del titolare del trattamento tra Comune, gestore e fornitore tecnologico».

L'intelligenza artificiale entra nell'auto

C'è poi un altro elemento destinato a pesare sullo sviluppo della mobilità autonoma: l'intelligenza artificiale. Secondo Conti, per alcune applicazioni potrebbe essere «molto probabile» la qualificazione dei sistemi utilizzati come IA ad alto rischio secondo l'AI Act, considerato il loro impiego nella sicurezza dei trasporti e nei confronti di categorie vulnerabili.

Una classificazione che, secondo il legale, comporterebbe «obblighi stringenti di trasparenza, sorveglianza umana e gestione del rischio anche cibernetico».

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Milano laboratorio della mobilità del futuro

I test milanesi assumono così un significato che supera la semplice verifica tecnica di un'automobile capace di procedere senza conducente. La sperimentazione può diventare un banco di prova per comprendere come integrare guida autonoma, sicurezza, privacy e servizi pubblici.

È anche per questo che sarebbe riduttivo leggere l'arrivo delle auto autonome soltanto attraverso i rischi. Le applicazioni ipotizzate per anziani e persone con disabilità mostrano, per esempio, come questa tecnologia possa aprire nuove possibilità di mobilità a chi oggi incontra maggiori difficoltà negli spostamenti.

Il punto sarà trovare un equilibrio. L'innovazione automobilistica difficilmente può procedere senza dati, ma la disponibilità di enormi quantità di informazioni non può significare un loro utilizzo senza limiti. La sfida della guida autonoma sarà quindi tecnologica, industriale e normativa allo stesso tempo.