La mobilità casa-lavoro sta diventando un criterio sempre più importante nella scelta dell'azienda per cui lavorare. E, nonostante la crescita di formule multimodali, trasporto pubblico ed elettrificazione, l'auto continua a essere centrale per 6 persone su 10, indipendentemente dall'età.

È quanto emerge dalla nuova indagine di Arval Mobility Observatory, realizzata su 819 dipendenti del Gruppo BNP Paribas in Italia e presentata a Milano durante l'Arval Mobility Forum, in occasione della European Mobility Week.

Il dato più significativo riguarda proprio il peso assunto dagli spostamenti quotidiani: per il 60% degli intervistati la mobilità è fondamentale nella scelta di un posto di lavoro, mentre per il 90% rappresenta comunque una delle variabili prese in considerazione.

Quanto tempo perdiamo per andare al lavoro

Dietro questi numeri c'è soprattutto il fattore tempo. In più di un terzo dei casi, infatti, gli intervistati impiegano oltre un'ora per completare il tragitto casa-lavoro e ritorno. Soltanto il 40% riesce a rimanere sotto i 45 minuti.

La mobilità diventa così una vera estensione della giornata lavorativa. Non sorprende, quindi, che nella scelta di come spostarsi gli intervistati mettano al primo posto comodità e flessibilità, considerate più importanti persino del risparmio economico.

È un aspetto sul quale anche le aziende sono chiamate a riflettere. Il tragitto quotidiano non può più essere considerato esclusivamente un problema privato del dipendente: tempi e qualità degli spostamenti finiscono inevitabilmente per incidere sull'equilibrio tra vita e lavoro.

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L'auto resta il mezzo centrale

Il dato ridimensiona anche l'idea secondo cui l'automobile stia rapidamente perdendo importanza negli spostamenti quotidiani. Secondo l'indagine, l'auto personale o aziendale rimane centrale per il 60% del campione, senza differenze sostanziali legate all'età.

Parallelamente si sta però facendo spazio un modello più articolato. Un intervistato su quattro utilizza già più modalità di trasporto, combinando per esempio automobile e treno oppure auto e trasporto pubblico.

Non è l'abitudine a frenare il cambiamento

Un altro risultato interessante riguarda le ragioni che impediscono di adottare modalità di trasporto differenti. Solo l'11% indica come ostacolo le proprie abitudini.

Il problema principale è molto più concreto: per il 27% degli intervistati mancano infrastrutture adeguate, dalle piste ciclabili ai parcheggi per biciclette e monopattini fino alle colonnine di ricarica.

Per un altro 20% pesano invece la distanza tra abitazione e luogo di lavoro oppure le caratteristiche del territorio, che possono rendere poco praticabili gli spostamenti a piedi, in bicicletta o attraverso veicoli elettrici.

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Tra cinque anni l'auto elettrica potrebbe guadagnare terreno

Guardando ai prossimi cinque anni, circa metà degli intervistati pensa di continuare a spostarsi come oggi. Una persona su quattro vorrebbe invece cambiare le proprie abitudini di mobilità.

Tra le alternative considerate compare il veicolo elettrico, soprattutto nella fascia compresa tra 30 e 54 anni. I più giovani, fino ai 30 anni, guardano maggiormente all'utilizzo dei mezzi pubblici oppure agli spostamenti a piedi e in bicicletta.

«Con questa indagine, è emerso che la mobilità non è più solo una voce gestionale o di costo per le aziende, ma rappresenta un'importante leva di attrazione e mantenimento dei talenti», spiega Alessandro Floria, Direttore Marketing & Comunicazione di Arval Italia.

Secondo Floria, le modalità con cui le persone si spostano dipendono anche dal territorio e diventa quindi fondamentale rafforzare il dialogo tra aziende e istituzioni pubbliche.

La mobilità entra nelle strategie delle aziende

Il punto, dunque, non è decretare un vincitore tra automobile, trasporto pubblico, bicicletta o altre forme di mobilità. I dati suggeriscono piuttosto la necessità di costruire un sistema nel quale più soluzioni possano convivere, lasciando alle persone la possibilità di scegliere quella più adatta alle proprie esigenze.

«Per noi è fondamentale continuare a lavorare per supportare tutti i nostri clienti, aziende, professionisti e privati, offrendo la nostra consulenza strategica e le soluzioni flessibili e integrate che possano rendere la mobilità sostenibile accessibile a tutti», afferma Dario Casiraghi, Direttore Generale di Arval Italia.

L'indagine, va precisato, non fotografa l'intera popolazione italiana: il campione è composto da 819 collaboratori del Gruppo BNP Paribas in Italia, intervistati online nel luglio 2026. I dipendenti lavorano in sedi distribuite tra grandi città e centri più piccoli e, mediamente, grazie allo smart working sono presenti in ufficio due o tre giorni alla settimana.