AI e data center: una sfida per la transizione energetica

L’esplosione dell’intelligenza artificiale (IA) e la proliferazione di data center stanno creando un’impennata nella domanda elettrica globale. Questo fenomeno, analizzato dal fondo SpesX di FIEE Sgr, rappresenta una nuova e complessa sfida per la transizione energetica, che richiede ingenti investimenti in infrastrutture e apre nuove opportunità per i mercati finanziari.

L’esplosione della domanda e la debolezza delle infrastrutture

Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, il consumo elettrico dei data center potrà raddoppiare entro il 2026, toccando i 1.000 TWh, un valore pari all’intera domanda annuale del Giappone. L’IA aggrava la situazione: si stima che un singolo prompt su ChatGPT sia circa dieci volte più energivoro di una ricerca su Google. Questa crescita sta mettendo sotto pressione le reti di trasmissione e distribuzione, specialmente in Europa, dove saranno necessari oltre 220 miliardi di euro all’anno di investimenti fino al 2050 per sostenere la transizione.

Anche l’Italia si sta posizionando come snodo strategico in questa nuova geografia digitale. Milano, in particolare, è diventata un punto nevralgico per l’espansione dei data center nel Mediterraneo, con investimenti previsti di oltre 10 miliardi di euro in nuove infrastrutture che pongono una crescente attenzione alla sostenibilità.

Il mix energetico del futuro

La soluzione al crescente fabbisogno energetico risiede nell’aumentare la quota di energia pulita. Tuttavia, il mix energetico del prossimo futuro sarà inevitabilmente ibrido. Il gas sta tornando in primo piano, con un forte aumento dei progetti per nuove centrali negli Stati Uniti, mentre grandi aziende tecnologiche siglano accordi a lungo termine per l’acquisto di energia da centrali nucleari, riconoscendo il suo ruolo cruciale nel soddisfare la domanda crescente.

Implicazioni per i mercati finanziari e le opportunità di investimento

Nonostante la solidità dei fondamentali, i titoli delle aziende clean tech e delle rinnovabili sono su valutazioni depresse, creando un’opportunità di posizionamento strategico per gli investitori. Il comparto europeo delle utility, che nel 2024 ha sottoperformato rispetto a quello statunitense, potrebbe beneficiare di un repricing positivo. I settori preferiti sono il solare onshore e l’eolico terrestre, mentre il segmento della componentistica beneficia di una spinta alla produzione locale.

In un’ottica di medio e lungo termine, le forze che modelleranno i rendimenti saranno la velocità con cui verrà reso bancabile il nuovo nucleare, la rimozione dei “colli di bottiglia” autorizzativi per le rinnovabili e l’andamento del prezzo del carbonio. Chi possiede, ottimizza o finanzia l’infrastruttura critica della nuova economia digitale si trova oggi al centro della prossima “gold rush” energetica.